UNDETHEORY
Gli Anomia sono un quartetto di Mantova che si è formato nel 2000 che arrivano al loro esordio discografico con l' album “Closing up the basement” pubblicato dalla Degenero Records e distribuito oltre che in Italia anche in 36 paesi esteri; si spazia nel punk-rock dalle sue sfumature più tenui a quelle più dure sconfinando spesso nel rock più energico.
Il cd al primo ascolto risulta essere molto omogeneo nei suoni e nelle melodie che (in particolare alcune parti del cantato) richiamano molto gli Alkaline Trio. La registrazione è di ottimo livello così come tutta la produzione, il suono è bello compatto, spinge nei punti giusti ma senza esagerare: riff, stacchi, accelerazioni, cambi di tempo sono ben combinati tra loro anche il suono delle chitarre risulta essere tagliente e perfetto per il genere. La voce, molto energica, si incastra alla perfezione nella musica, regalando molta enfasi ai tutti i brani, in particolare su “Dude in a camera” e su “Officially 2.30 PM” quest'ultima dotata anche di un ritornello di facile presa; da sottolineare proprio la prova del cantante in “Wannabe” con un cantato quasi sofferto di grande effetto.
Le tracce del cd, come già detto sono molto omogenee e se certamente potrà contare sul sostegno sugli appassionati del genere invece potrà incontrare qualche problema con chi è abituato a diversi generi: a questi orecchi le canzoni possono apparire un po' troppo simili tra loro. In conclusione l'album è ben riuscito e ben suonato ed ha tutte le carte in regola per ottenere molti consensi, consensi che speriamo provengano non solo dall'Italia, ma anche dall'estero.


BLACKOUT 69
Gli Anomia nascono nel 2000, a Mantova, qualche cambio di formazione, qualche demo e finalmente arriva “Closing Up The Basement” in uscita per Degenero Records .
Quello che ci viene proposto in questo lavoro sono 10 tracce che vanno dall'emo all'hc melodico fino all'indie. Bene, se il sound degli Anomia si fermasse li, potrei anche chiudere qui la recensione e copia-incollare quella di qualsiasi altro gruppo del genere -.- ma non è così. C'è del rock negli Anomia, quel rock che spinge il disco in fondo ai suoi trenta minuti con energia e una piacevole leggerezza e facilità di ascolto.
Finestrini abbassati, anzi meglio, una decappottabile, una bella strada dritta e via, avete il vostro disco per andare al mare.
I quattro di Mantova hanno delle buone potenzialità che fanno ben sperare per quanto riguarda i prossimi lavori. Rimaniamo quindi in attesa di nuovi sviluppi e consigliamo di fare un salto ai concerti della band.


MUSIC CLUB
“Emo boys”? No grazie. Gli Anomia hanno poco a che vedere con i tipi smilzi ed emaciati in rotazione musicale su Mtv: niente parvenze da defunti ventenni peudo-denigrati, non lo stile (appunto “emo”) consacrato dai Fugazi nella Washington degli '80 ed ora apertamente ridotto ad un modo un po' più commerciale di sentirsi in perenne disagio. In quel degli Anomia si fa sul serio. Seppur il moderno sound di gruppi come Fall Out Boys o My Chemical Romance è chiaramente influente, lo stacco dal riciclaggio sonoro di queste band un po' così (che a sentirle potresti confonderle una con l'altra per la somiglianza) è evidente. Accostamenti di classico punk-hardcore melodico si fondono con potenti attitudini rock, dando vita a pezzi non eccessivamente tirati, tra l'orecchiabile e l'urlato. E così Closing up the basement, lavoro d'esordio di questo quartetto mantovano all'attivo dal 2000 ed improntato su un sound molto personale, vagamente giocato tra Deftones e Black Maria. Etichetta Degenero Records, l'album presenta dieci tracce: dalle devianze melodiche di Wannabe agli spunti punk di Breathing Loneliness fino a grezzi cantati tra nu-metal e pop. Che altro? Grinta, si. È suono che resta. Seppur talvolta troppo sorelle tra loro, sono canzoni che tirano, lasciando l'orecchio ad abitudine d'ascolto e alla voglia di un nuovo giro. Niente di geniale, intendiamoci, ma chi ha detto che per piacere bisogna strafare? E poi è solo la partenza.

ROCK SOUND N°107 - Aprile 2007
Primo full length per gli  Anomia, band attiva da diversi anni ma giunta solo ora alla consacrazione discografica. Un trascorso a metà strada tra rock italiano e indie d'oltreoceano e un presente che li avvicina a The Used e Alcaline Trio entro questi confini si muove "Closing up the basement", lavoro gradevole e onesto. Abbandonato in parte il suono originale, le soluzioni adottate si dividono tra piacevoli divagazioni melodiche ("Dude in a camera","Wannabe"), passaggi punk ("Breathing loneliness","Stop havin' fun","Officially 2.30 p.m.") ed emo ("A trivial thing"), senza mai realmente prediligere alcun pensiero. Animate da un intramontabile spirito rock, le diverse tracce scivolano senza intoppi, mentre l'assenza di momenti particolarmente importanti rischia di porre in secondo piano le buone doti espresse, compromettendo, anche se in minima parte, l'ascolto finale. Un buon punto di partenza, che fa ben sperare per le future produzioni.

KDCOBAIN
Da Mantova la tradizione punkrock italica continua con questa band che non scende a compromessi con le mode, ma propone uno stile aggressivo e melodico al tempo stesso che ricorda in certi spunti quello degli Alkaline Trio. Questi quattro ragazzi tirano fuori tutta la loro grinta in un songwriting già abbastanza maturo e che costituisce un ottimo prodotto da esportazione grazie a brani come la triade che apre il disco costituita da "A trivial thing", "Breathing loneliness" e "Stop havin' fun". Cantate in inglese, le canzoni scorrono con naturalezza tra riff di scuola melodica californiana resa personale da uno stile di scrittura ricercato. Ottima anche la voce che oscilla tra momenti prettamente melodici come in "White lie", ad altri più duri in stile The Used come nel pezzo "Dude in a camera". Dieci tracce che traspirano passione per un genere che non si ferma ai canoni punkrock, ma sconfina in tutto il rock da quello più leggero a quello più duro. "Closing up the basement" esce non solo in Italia ma in altri 36 paesi tra cui USA, Germania, Inghilterra, Francia, Spagna, Australia e Sud Africa. Un grande in bocca al lupo per questi ragazzi è d'obbligo.

PUNKWAVE
Esce per Degenero Records il primo album degli Anomia , quartetto lombardo formatosi nel 2000. "Closing Up The Basement" contiene dieci brani cantati in inglese per poco più di mezz'ora di musica che potrebbe essere catalogata generalmente come pop punk , dotata di melodia e brevi passaggi un più tirati.Durante l'ascolto del disco si può chiaramente percepire come il combo mantovano tenda a seguire una linea omogenea per tutta la durata del disco, con pochi e brevi sbandamenti e rare quanto superflue variazioni. Brani come "A Trivial Thing" , "Breathing Loneliness" e "Stop Havin' Fun" mettono in luce un discreto pop punk a forti tinte melodiche e ritornelli facilmente immagazzinabili nella mente di chi ascolta; stesso discorso si può ulteriormente sostenere per quanto riguarda altri pezzi, ad esempio "Veins" , "White Lie" e la traccia di chiusura "Another Way To Say Goodbye" , mentre se in "Dude In a Camera" gli Anomia percorrono strade più melodiche, immancabile è il brano lento, tendente alla tipica ballata rock , che si trova in "Wannabe" .Niente di innovativo all'orizzonte, gli Anomia propongono uno stile indubbiamente riproposto quasi fino alla noia, però lo fanno in maniera discreta, riuscendo a non cadere praticamente mai cadere nel banale o superficiale, sia dal punto di vista dello stile che da quello delle liriche, basate su esperienze personali. "Closing Up The Basement" degli Anomia è un disco adatto a chi vuole passare una mezz'oretta in tranquillità e spensieratezza ed a chi ama sonorità più melodiche e pacate, condite da ritmiche comunque coinvolgenti.

ARTISTS & BANDS
Gli Anomia sono giunti ora alla pubblicazione del loro tanto agognato primo album, edito dall'etichetta nostrana Degenero Records.
C'è da dire che questi giovincelli, pur essendo all'inizio della loro carriera, sanno decisamente il fatto loro dal momento che hanno preteso di mettere immediatamente in chiaro le loro grandi potenzialità compositive e intepretative che hanno la loro massima esplicazione nelle sonorità piuttosto valide di cui fanno largo sfoggio nelle dieci liriche di presenti, imbevute di forti richiami hardcore e rock vero e proprio.
Da segnalare è infine l'ottima prova del cantante che sa regalare al suo pubblico un'entusiasmante interpretazione a ogni singolo brano, sebbene riesca a dare il meglio di sé soprattutto nelle parti più aggressive e urlate.
Un'ottima produzione, studiata nei minimi dettagli, dona a questo cd un suono davvero niente male.
In conclusione: a quando l'atteso secondo album?
Ragazzi siamo troppo curiosi di sentirlo!

EMOTIONAL BREAKDOWN
Sapere che in Italia esistono gruppi come gli Anomia ti fa andare a letto più sereno. Non perché siano dei geni, intendiamoci. Anzi, proprio perché sono una band normale che suona musica di qualità senza voler strafare. La loro esistenza, in un certo senso, corrobora l'idea magari illusoria che anche in questo paese sia presente un sostrato musicale di buon livello, da cui ogni tanto possa distinguersi l'innovatore, o la band dotata di classe superiore.
Alla formazione mantovana sono stati necessari sette anni per arrivare alla registrazione di questo primo full length, licenziato in pompa magna da Degenero Records. Che c'è di speciale in questi Anomia? vi starete chiedendo con legittima perplessità. Nulla, mi vien da rispondere. Ma, proprio per questo, il fatto di arrivare a fine disco con tale naturalezza, senza quasi accorgersene, dovrebbe sorprendere. “Closing up the Basement” è un lavoro di facile ascolto, tirato, suonato senza macchia e prodotto in maniera stupefacente. E piace perché sa di tante cose: c'è il pop-punk rockeggiante degli ultimi Midtown e Alkaline Trio, ci sono pezzi più robusti che ricordano l'emocore all'italiana di Seed'n'Feed e Garretti, e c'è la capacità d'inasprire i toni dove necessario, con rimandi non casuali al punk rock melodico dei Rise Against. Riferimento quasi obbligatorio, quello al gruppo di Chicago, vista l'abilità nel conciliare irruenza sonora e melodia. Ottima, nel particolare, l'interpretazione del vocalist Pedro, che abitua l'ascoltatore al suo timbro pacato, per poi sconfinare con scioltezza non comune in un cantato sofferto, evitando le abusate contrapposizioni vocali tanto in voga in questi ultimi anni.
E pazienza se cantano in inglese (fossero gli unici) e se alla fine non si trovano pezzi particolarmente memorabili che emergano dal resto del gruppo. Un disco solido come questo va premiato in ogni caso. Perché, pur non facendo gridare al miracolo, è un album coinvolgente, omogeneo e di grande pulizia espositiva. Roba come questa in Italia rimane merce rara.

SOWDUST
Appena ho inserito il cd nel lettore, quando mi e' arrivato una settimana fa, mi son detto, minchia, questo gruppospacca!Ma ho aspettato, l'ho ascoltato e riascoltato per essere certo di non fare ingiustizie a nessuno, anche perche'non mi piace dare giudizi affrettati, quindi prima di dare un megqa voto ad un prodotto, voglio essere certo di
quello che faccio...Il disco si presenta bene, ottima qualita' di produzione sia grafica che per
quanto riguarda gli aspetti tecnici.Ok, la foto di copertina mi fa cacare, ma e' soggettivo, tutto il resto e'
al posto giusto.La qualita' di registrazione e' eccellente! Non c'e' molto da dire, si vede che sono stati seguiti da professionisti del settore.I ragazzi delgi Anomia sono molto bravi tecnicamente, suonano bene, senza
mai errori di esecuzione, bella la voce e anche versatile, passa da un melodico melenso ad un rauco grezzo ma allo stesso tempo raffinato.Il disco sara' distribuito in 36 stati oltre all'italia, il che puo' suonare
bene, ma poi ci sara' da vedere se ci sara' promozione, perche' non sempre essere distribuiti significa essere venduti.
Come genere secondo me si accostano al filone Alkaline trio, quel rock con influenze hc melodico ed emo, io non seguo attentamente la scena, ma gli Alkaline mi piacciono e di conseguenza anche gli Anomia.
Insomma fino a qui una recensione super positiva, ma come sempre devo anche fare le critiche, altrimenti a cosa servirei???Dicevo che ho aspettato una settimana prima di fare la recensione, questo perche' volevo essere certo di essere obbiettivo e non galvanizzato dall'ottima produzione ed il livello tecnico della band, ed infatti, alla
lunga, mi sono accorto di una cosa, il disco e' perfetto, ma i pezzi sono un po' ripetitivi, e si imprimono poco nella memoria, pure dopo una settimana di ascolto, tranne le ultime tre tracce che si distaccano un po' dal resto
rendendo molto piacevole il finale del CD.Allora, ribadisco che ci troviamo di fronte ad un CD di ottima fattura,
grande band, belle canzoni, se siete amanti del genere, sicuramente non dovete perdere l'occasione di prenderlo, e anche se non ascoltate il genere potrebbe piacervi molto.Non dimentichiamo che questo e' il disco d'esordio degli Anomia, i quali hanno dimostrato che anche in Italia si puo' fare roba di alta qualita' tecnica, e sono molto curioso di vedere come saranno i prossimi lavori di questa band che e' partita sicuramente nel modo giusto!

ONDALTERNATIVA
Nati a Mantova nel non lontanissimo 2000, con tre demo all'attivo, ecco che finalmente viene alla luce il primo full lenght degli Anomia sotto la livornese Degenero Records.Dieci tracce per un totale di circa trenta minuti di ascolto dove il classico punk-hardcore melodico si fonde ad un attitudine rock della band. Pezzi non eccessivamente tirati accompagnati da chitarre quando più "potenti" in puro stile hardcore quando in versione rock fanno da sfondo ad una voce ben curata, non di impostazione emo che in alcune parti si trova sulla sottile linea che delimita l'urlato dal melodico ricordando quella del cantante dei famosi Rise Against.La melodia la fa da padrona e i vari pezzi scorrono senza infamia ne lode per l'intero cd ponendosi come un buon ascolto di intrattenimento durante un viaggio in macchina.Questa tendenza ad una miscelazione tra rock a sonorità più spinte e potenti rende sicuramente l'intero lavoro meno piatto e quindi più interessante all'ascolto.Si distingue dalle altre tracce a mio avviso "Breathing loneliness" per la grinta sfornata da questi mantovani condita da un ritornello accattivante che rimane impresso già dopo il primo ascolto.Pochi cori e seconde voci limitano un pochino il lavoro, facendogli perdere un pò di spessore. Questo forse uno dei limiti di questo cd che sicuramente non deluderà gli amanti del genere.
La band c'è, i suoni sono buoni e pure il cantato, non ci resta che aspettare e vedere cosa sarà capace di fare nel futuro, e nel frattempo andare a vederli in concerto.







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